L’ALBERGHIERO DI TEANO PRESENTA LA NOTTE BIANCA DELL’ORIENTAMENTO PROIETTATA VERSO UNA SCUOLA INTESA COME AGENZIA EDUCATIVA DEL TERRITORIO. OSPITE D’ECCEZIONE DELL’EVENTO LO CHEF MICHELE PIROZZI DIRETTAMENTE DA MASTERCHEF. APPUNTAMENTO IL 19 GENNAIO DALLE ORE 17.

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di Alfonsina Antinolfi

Teano – Una scuola al passo con i tempi che sia capace di formare adeguatamente la forza lavoro del futuro è una scuola che si rinnova, si mette in discussione, si prefigge mete ambiziose e altamente qualitative proponendosi quale modello di efficacia, efficienza e competenza. Su questo filone si innesta a piena titolo il percorso intrapreso 49900174_352100932043128_8484424176298360832_ndall’istituto alberghiero di Teano all’indomani dell’insediamento del nuovo Dirigente Scolastico Prof.ssa Annamaria Orso. Divenuto fucina di idee, progetti e offerte formative disparate l’Ipssart Teano si è proiettato verso nuovi orizzonti in continuo e propositivo fermento per predisporre  l’offerta formativa dell’ anno scolastico 2019/2020. Da qui nasce l’evento dedicato alla scoperta di un vero e proprio mondo di  possibilità a cui gli utenti potranno fare riferimento, infatti,  il 19 Gennaio 2019, dalle ore 17.00 presso l’Ipssart Teano si terrà la Notte Bianca dell’orientamento sul tema Folk and Food.  “L’evento nasce da una vera azione progettuale – spiega il Dirigente Scolastico Annamaria Orso- supportata dal corpo docenti, che vede a lavoro in piena sinergia l’Istituto con aziende, istituzioni e associazioni territoriali del terzo settore. Un modo innovativo di fare orientamento nell’ottica di una scuola intesa come agenzia educativa del territorio. Un’occasione per costruire una rete territoriale che, coinvolgendo aziende istituzioni e associazioni mira ad elevare il livello di occupabilità dei giovani arricchendone e migliorandone le competenze tecniche, pratiche e organizzative .” “D’altra parte i percorsi di alternanza scuola lavoro progettati dalla scuola,- continua la professoressa –  che faranno parte del piano dell’offerta formativa, hanno già consentito ad alcuni alunni di ottenere prestigiosi contatti con gli enti più qualificati nel settore alberghiero. E’ in programmazione anche lo sviluppo di un percorso sull’imprenditorialità prendendo ad esempio proprio le aziende territoriali ormai di fama nazionale ed europea.” Ospite d’eccezione della manifestazione lo chef  Michele Pirozzi direttamente da MasterChef.

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FIOCCO AZZURRO IN CASA D’ERRICO

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Caiazzo – Sono nati oggi, 24 dicembre 2018, come a voler rendere ulteriormente speciale la vigilia di Natale Giuseppe e Angelo D’Errico per la gioia incontenibile di mamma Antonella e papà Danilo. L’arrivo dei gemellini ha colmato di felicità tutti i familiari che non potevano ricevere dono più bello per questo Natale. A Danilo e Antonella giungano gli auguri più sinceri di amore, serenità e felicità insieme ai loro  piccoli  gioielli.

IL PRESEPE VIVENTE DI TEANO SARA’ ALLESTITO PER LA PRIMA VOLTA NEL TEATRO ROMANO. QUESTA EDIZIONE È DEDICATA ALLA MEMORIA DEL COMPIANTO DIRETTORE ANTONIO GUTTORIELLO.

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48395724_2406358689393253_1981450786546122752_ndi Gennaro Loffredo

Teano – Cultura e tradizione si fondono in occasione del presepe vivente che per la prima volta sarà ambientato nel teatro romano, un sito unico in Campania e tra i pochissimi in Italia per bellezza, imponenza e architettura. Un vero e proprio colosso a testimoniare le vestigia del  passato glorioso del popolo dei sidicini. Il  26 dicembre dalle 17 alle 21, si potrà assistere ad uno spettacolo insolito e suggestivo e questo grazie all’impegno dell’associazione Il Campanile. I visitatori si troveranno immersi in uno scenario magico e originale mentre potranno apprezzare le scene di questo presepe che ormai da anni è motivo di orgoglio per la città. “Siamo ancora increduli –  ha dichiarato Walter Giarrusso – ma ce l’abbiamo fatta. Il presepe vivente all’interno del teatro sarà, ne siamo certi, l’avvenimento dell’anno, e darà a tutti la possibilità di vivere un’esperienza unica e rara, con una full immersion nella storia e nella tradizione cristiana. Peraltro l’evento ha ottenuto il patrocinio morale dell’università Vanvitelli.” Si ringraziano inoltre il Comune di Teano e la regione Campania per il patrocinio e tutte le associazioni che di buon grado hanno collaborato per la preparazione del presepe  e anche il Mibact col dottor Salerno . Ulteriore nota di merito per gli organizzatori che hanno deciso di dedicare questa edizione del presepe vivente alla memoria del direttore Antonio Guttoriello, scomparso di recente lasciando orfana Teano di una informazione puntuale, obiettiva ma anche sferzante.

“I MAESTRI DEL PRESEPESI INCONTRANO…A TEANO”, MOSTRA ALLESTITA PRESSO L’ANNUNZIATA, ORGANIZZATA DALLA PRO LOCO TEANO E BORGHI

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di Alfonsina Antinolfi

9O8A0817TEANO – Con l’avvento dell’atmosfera natalizia si moltiplicano le iniziative atte ad ammantare di magia il periodo più suggestivo e sentito dell’anno. Programmi pingui e per ogni gusto, tutti invitati grandi e piccini, per distrarsi insieme e divertirsi accantonando per un po’ qualsiasi preoccupazione ma anche per arricchire il proprio bagaglio culturale con curiosità, notizie , riferimenti storici. Nel ricco cartellone del Natale a Teano si staglia in pompa magna la “Mostra d’Arte Presepiale” ospitata nella Sala dell’Annunziata presso l’omonima chiesa sconsacrata di Teano, in provincia di Caserta. Un evento che richiama visitatori da ogni dove, curato nelle minuzie dalla Pro Loco “Teano e Borghi” e affascinante come non mai. Il percorso espositivo si compone9O8A0815 di tre settori: nel primo settore vengono esposte, in eleganti vetrine appositamente costruite, le opere di 27 maestri provenienti da tutta la Campania ,tra i più conosciuti e apprezzati maestri dell’Arte presepiale Campana, veri e propri artisti che riprendono e approfondiscono, ciascuno con la propria soggettività, la lezione del Presepe Napoletano del Settecento. Il secondo settore è rappresentato dal grande Presepe Meccanico, costruito negli anni, pezzo per pezzo, dal compianto presepista teanese Mario Fascitiello. Il presepe si sviluppa su una superficie di oltre 30 metri quadrati e presenta uno scenario che richiama quello proprio delle colline di Teano. Nelle case, nelle strade e nelle campagne del presepe sono inseriti circa sessanta pastori che, con i loro movimenti meccanici, riproducono gli antichi mestieri che un tempo animavano le botteghe artigiane del paese e che oggi sono quasi del tutto scomparsi. Nel terzo settore sono esposti piccoli e, talvolta, minuscoli presepi provenienti dai Paesi di tutti i continenti, in particolar modo dall’Africa e dall’America Latina. I piccoli presepi sono realizzati con tutti i materiali possibili, a volte poveri a volte preziosi, e ci fanno capire la diffusione che il tema della Natività ha raggiunto in tutto il mondo, fondendosi con le più svariate forme espressive.

IL DISAGIO DI ESSERE ITALIANO. UN UOMO COME TANTI HA DECISO DI AFFIDARE IL SUO SFOGO A UNA GIORNALISTA, PER GRIDARE TUTTA LA SUA DISPERAZIONE ED ESSERE FINALMENTE ASCOLTATO.

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in foto l’uomo misterioso

di Alfonsina Antinolfi

Non c’è niente di peggio che percepire la propria insignificanza sociale. Una storia come tante, troppe direi, di uomini disillusi, rassegnati ma pur sempre indignati nei confronti di uno stato che percepiscono come ingiusto e profondamente scollato dalla realtà. A decidere di affidare il suo sfogo a un articolo è un cinquantenne che, per mero pudore, preferisce rimanere anonimo. Si tratta di un uomo del sud , più precisamente della provincia di Caserta che, varcata ormai la soglia dei cinquanta, si rende conto di non avere più molte chance, fuori dal mondo del lavoro e da ogni possibilità di costruire un futuro più sereno. “ Sin dai tempi dell’adolescenza ho imparato a convivere con palesi ingiustizie. – racconta l’uomo , rotto talvolta dall’emozione, talaltra dalla rabbia – Ho deciso di intraprendere un percorso di studi che mi permettesse di inserirmi più facilmente nel mondo del lavoro, il professionale, poiché arrivando da una famiglia numerosa non volevo pesare sui miei genitori palesemente in difficoltà. Mi piaceva studiare ,avrei voluto continuare, andare all’università ma non ho potuto ,in primis per motivi economici, poi per tante difficoltà sopravvenute. Una volta diplomato subito mi sono messo alla ricerca di un lavoro, viste le mie indiscutibili doti nel campo dell’elettronica ma il primo ostacolo non ha tardato a palesarsi. Mi si chiedeva un praticantato di almeno 2 anni presso una ditta che potesse poi rilasciarmi un certificato di idoneità. Ho chiesto, ho cercato ma mi è stato detto che avrei dovuto pagare 20 milioni delle vecchie lire, una somma esorbitante per chi a stento riusciva ad assicurarsi un piatto in tavola. Una vera escalation verso il baratro senza nessuno che mi abbia mai teso una mano, potevo sprofondare o andare avanti, ho deciso di tenere duro diventando un maestro nell’arte dell’arrangiarsi, fino ad arrivare a 50 anni quando realizzi che sei troppo vecchio per il mondo del lavoro e ancora giovane per dare il tuo contributo a una società indifferente e menefreghista. Tutto si perde nei meandri della burocrazia mentre il merito non è assolutamente un valore aggiunto.” Come interrompere un fiume in piena come quest’uomo che per tanto, troppo tempo ha vissuto come un invisibile, ai margini di una società che non si accorge di niente e nessuno, tantomeno di un uomo comune. “Sento il peso di essere un italiano,- continua e conclude l’uomo –  sono pronto a rinunciare alla cittadinanza come segno concreto di protesta contro un modus agendi lesivo della dignità di un uomo. Preferisco far parte di qualunque altro paese, magari Unione Sovietica o addirittura essere un immigrato, pare che al giorno di oggi siano più tutelati. Sono un uomo del sud che non vuole il reddito di cittadinanza ma la possibilità concreta di lavorare regolarmente senza essere puntualmente ostacolato da cunicoli burocratici. Le tasse si devono pagare ma il ritorno in termini di servizi e tutela dei diritti è prossimo allo zero. Non mi sento un italiano, non mi sento tutelato né rappresentato da alcuno. Vorrei poter parlare con i vice premier Di Maio e Salvini, sperando che il mio grido di aiuto arrivi fino a loro. Oggi pensavo che, se anche cominciassi a lavorare domani, potrei andare in pensione intorno ai cento anni, fortuna che la vita media si è allungata.” Mi piace concludere citando una frase di un film di Salemme che dovrebbe far riflettere tutti , “ é un caso, solo un caso che siano cadute le mie regole e non le tue.”

“TOTÒ CON I QUATTRO”, SARÀ PRESENTATO MERCOLEDÌ 19 DICEMBRE IL PRIMO VOLUME DELLA COLLANA CINEMA DELLA SERIE ORO APEIRON IDEATA E DIRETTA DA ANITA CURCI

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NAPOLI – “Totò con i quattro” di Ciro Borrelli e Domenico Livigni è il primo volume della collana dedicata al Cinema, e secondo (il precedente ha per titolo: “È accaduto a Twin Peaks” di Antonio Tedesco, per Kairòs Edizioni) della linea SERIE ORO ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci, in collaborazione stavolta con la casa editrice Apeiron. Con le introduzioni di Borrelli, Mauro Macario, Andrea Jelardi e Ennio Bìspuri, il libro, di pp. 284, euro 15, corredato di foto inedite appartenenti alla collezione privata di Livigni, ci racconta il personaggio Totò in un modo nuovo e avvincente. Il volume sarà presentato mercoledì 19 dicembre 2018 alle ore 18,00 alla Libreria Raffaello in via Kerbaker 35 a Napoli. Ne discuteranno con gli autori, Giuseppina Scognamiglio, Lucio Allocca, Giulio Adinolfi, tra le letture e la recitazione di Umberto Del Prete. Modera Andrea Jelardi.  Chi non conosce Totò? A chi non è nota la travolgente bravura e la vulcanica comicità? Ma il vero principe de Curtis, non quello scanzonato e scoppiettante del set, bensì quello solitario e scontroso della dimensione privata, quanti possono dire di conoscerlo? E, soprattutto, è possibile ricostruire la reale immagine dell’artista, spogliata delle finzioni imposte dal mestiere? Ci hanno provato Ciro Borrelli e Domenico Livigni, entrambi napoletani per origine e per passione. Come? Con uno Domenico Livigni-Ciro Borrellistudio accurato, condito con una bella manciata di fantasia. Sì, perché qui Totò emerge dai ricordi di quattro suoi amici e colleghi. Borrelli ne scrive attraverso un’intervista a Peppino De Filippo, rilasciata a conclusione di uno spettacolo teatrale, ma anche mediante un colloquio tra Nino Taranto e un bambino, nello scenario del Bosco di Capodimonte a Napoli. Nella stessa direzione si muove Livigni, ma in modo diverso: a lui il compito di immergere il lettore in una commossa rievocazione del principe ad opera di Macario, còlto nel momento in cui riceve la notizia della scomparsa dell’amico, ma anche di emozionarlo attraverso le parole di Aldo Fabrizi, i cui ricordi riaffiorano nitidi in occasione di una passeggiata romana. Il titolo del libro si ispira al film che i cinque artisti girarono insieme nel 1963, diretti da Steno, Totò contro i 4In questa appassionata rievocazione del poliedrico Totò, gli autori, Borrelli e Livigni, ci calano in commoventi elucubrazioni scaturite dalla frequentazione dell’artista napoletano con i quattro colleghi-amici, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto ed Erminio Macario, attraverso racconti e ricordi che tracciano un quadro di arte e di vita dei cinque personaggi preso da un’angolazione nuova che si lascia leggere con agevolezza.

 Gli autori

CIRO BORRELLI è laureato in scienze storiche. Nel 2013 pubblica alcune poesie nella raccolta Poeti Contemporanei con la casa editrice Pagine. E, per le edizioni Il papavero Un’altra illusione nel 2014 (illustrazioni di Roberto Carta), Racconti di un impiegato, nello stesso anno; L’ultima vittoria nel 2015 (con prefazione di Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera dei deputati), e il romanzo noir, Saulo il male dentro nel 2016. Nel 2017 esce il suo primo saggio Peppino De Filippo, tra palcoscenico e cinepresa, edizioni Kairòs, SERIE ORO.

DOMENICO LIVIGNI è un giovane collezionista di storia del cinema e del teatro italiano del secolo scorso; in otto anni ha accumulato una vasta raccolta di fotografie originali (oltre 200 ritraggono attori/attrici/registi), sceneggiature, riviste, libri e documentazioni inedite. Vive a Napoli, dove studia Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2017, 15 pezzi della sua collezione sono stati esposti presso le tre mostre antologiche “Totò Genio”.

 

 

 

“ARCHITETTURE INTERROTTE”. L’ARCHITETTO LERRO PENSA AD UNA TEANO RIDESTA PROIETTATA VERSO IL FUTURO.

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Prospetti e Sezioni

Tornare a focalizzare l’attenzione su temi che, purtroppo, sono rimasti sospesi in una sorta di bolla del tempo senza che alcun amministratore, anche il più motivato e dotato di buona volontà, si sia almeno posto il problema, appare compito arduo ma di primaria importanza per risvegliare una città sopita, assente, distratta. L’informazione gioca un ruolo chiave per riportare alla ribalta il tema della riqualificazione urbanistica e, nel caso specifico, il progetto riguardante Piazza Sperandeo, realizzato nel 2005, uno dei tasselli dell’ambizioso traguardo che mira ad un nuovo coinvolgimento sociale, civile e culturale di Teano. Ancora una volta l’arch. Mimmo Lerro pone l’attenzione su questo tema.

di Mimmo Lerro

La piazza Sperandeo a Teano si trova in una zona di nuova espansione residenziale; essa si presenta come un’area degradata, inclinata, fatalmente risparmiata dall’ottusità devastante della rendita fondiaria. Quando si abbandonano le città vere per fare le città false diventa fondamentale impegnarsi nella riscoperta e/o nell’invenzione della memoria storica e della stratificazione dei segni. I rari e insignificanti interventi edilizi sulla piazza non sono riusciti mai a delineare né una forma architettonica compiuta né una finalità culturale progressiva. E mentre la “Teano antica” si svuota, le strade le piazze diventano mute, le luci delle case si spengono, è quasi imbarazzante per l’architetto progettare la riqualificazione di uno spazio pubblico, lontano dal centro. Un progetto che potrebbe rappresentare la perdita del centro, allontanare da questo le nuove generazioni e sancire paradossalmente la morte definitiva della città, quella vera! Ma noi speriamo ancora che il destino di Teano e della sua struttura urbana, nonostante i guasti prodotti da alcune scelte urbanistiche del passato, non sia ancora del tutto planimetria Piano Terracompromesso in maniera irreversibile. L’intervento di riqualificazione di piazza Sperandeo può e deve essere l’occasione, non soltanto dal punto di vista della progettazione architettonica, per la costruzione di un luogo urbano collettivo, di uno spazio pubblico per le relazioni sociali, di un punto di riferimento per tutto il quartiere circostante, totalmente privo di aree verdi e di luoghi urbani. Un punto di incontro nuovo nell’assetto fisico e nell’aspetto estetico che dovrà però competere con i punti di incontro forti della città antica. Questo progetto architettonico si ispira a un’idea di città che si sviluppa e cresce per parti definite, per analogia e in sintonia con la struttura urbanistica delle epoche precedenti. Un’idea di città che riconosce finalmente il ruolo fondamentale degli elementi primari dell’architettura della città. Con la memoria rivolta al passato, alla città del periodo classico, all’agorà delle città greche, ai giovani che si incontravano sotto i porticati per ascoltare i discorsi dei filosofi. Con la speranza che ancora oggi i giovani teanesi possano incontrare dei nuovi maestri se non incontrarsi per discutere di attualità, di politica, di futuro, e non solo all’aperto! La piazza ha il merito e la gloria di essere stata recentemente dedicata a monsignor Matteo Guido Sperandeo, vescovo di Calvi e Teano dal 1954 al 1984, molto amato dai cittadini per la sua pietà e per la sua carità. L’area di progetto è rettangolare, in pendenza, essa è definita a ovest da via Luigi Sturzo, a sud da via Antonio Gramsci, a est e a nord da lotti di edilizia residenziale unifamiliare. La definizione formale della piazza non nasce da un perimetro urbano costruito, stratificato, sedimentato, grondante dei segni tipici della città storica. Ma l’inclinazione del terreno, con un dislivello di m 2,20 da un lato e di m 2,60 dall’altro, ha evidenziato una possibilità nuova, un’interpretazione del sito diversa da quella attuale. L’area di progetto, attraverso la ri-configurazione delle quote, viene ripartita in una zona superiore, una zona inferiore e un’area che conserva la pendenza attuale sistemata a verde pubblico attrezzato. Il disegno generale dell’area di progetto si fonda sulla costruzione di precisi elementi architettonici. Tali elementi di progetto sono:

  1. il prato e le palme
  2. il porticato coperto
  3. il faro
  4. il portale e la fontana
  5. la piazza e il teatro

L’unica area della piazza che conserva la pendenza originaria si trova lungo il confine con via L.Sturzo. Tale area definisce una zona di verde pubblico attrezzato. Il terreno occupa una superficie di circa mq 170 e definisce un filtro o una pausa tra il traffico urbano e la piazza. Le palme esistenti e quelle nuove di progetto sono sistemate nel prato ai lati delle tre coppie di panchine. Le panchine, in Trani chiaro massello, definiscono tre aree chiuse di sosta, ognuna delle quali è illuminata da un lampione e dotata di un cestino portarifiuti. L’unico accesso alle panchine è assicurato dal marciapiede di via L.Sturzo. L’area verde è delimitata a nord dalla piazza superiore, a est dal muro di tufo grigio del porticato coperto, a sud dalla piazza inferiore e a ovest da via L.Sturzo. Il terreno viene sistemato a prato; esso accoglie su ciottoli di fiume il getto dell’acqua piovana proveniente dai doccioni sputa acqua della copertura piana del porticato lungo.Si tratta di un vero e proprio edificio pubblico che potrebbe essere costruito disegno di studioidealmente anche con il semplice riuso dei materiali di scavo che sono accatastati e inutilizzati negli innumerevoli depositi all’aperto della soprintendenza archeologica della Campania. Sentiamo forse la necessità di iniettare nelle mura del progetto una dose di antichità, di quella patina archeologica o filologica che ormai la cultura dominante impone a tutti, pena la condanna alla banalità? No! Il porticato coperto è un elemento architettonico moderno e più bello, molto importante, e diventa fondamentale per la riqualificazione della piazza Sperandeo. In questo spazio si possono immaginare manifestazioni ordinarie e straordinarie: passeggio, sosta, mercatino del libro, mostre di pittura e tante altre. La struttura portante è in c.a. ed è rivestita con pietre di tufo grigio squadrate e poste in opera a secco. Il muro del porticato a confine con il prato realizza il salto di quota tra la pendenza originaria del sito e il livello interno, quasi orizzontale, dell’area inferiore della piazza. Il porticato, lungo m 41 e largo m 3.6, è definito a ovest dal muro longitudinale rivestito di tufo nel quale sono state ricavate aperture di m 2 x 2 con ringhiera in ferro smaltato verde; a est da una fila di colonne in c.a. faccia a vista dipinte di colore bianco; a nord e a sud da due testate in tufo con frontone superiore in pietra bianca e timpano vuoto. Le colonne hanno interasse di m 3 e diametro di cm 40. L’accesso è su tre lati: a nord in piano dal livello superiore della piazza; a est con gradini dal livello inferiore della piazza, infine a sud con gradini in prossimità del “ Faro”. La pavimentazione è in lastre di pietra bianca, Trani chiaro levigato. Il porticato ha una copertura piana ricoperta con guaina ardesiata e ciottoli di fiume di protezione. Le acque meteoriche defluiscono attraverso quattro doccioni realizzati in lamiera di rame spessore 10/10 del tipo “TECU”. L’acqua cade direttamente a terra nei ciottoli di fiume, posizionati nell’area verde. Il livello di calpestio del porticato, rispetto a quello della piazza inferiore, varia da + m 0,6 a + m 0,45; la parte alta della piazza viene raggiunta da una scala posta sul lato nord; tale scala disimpegna anche la gradinata del teatro all’aperto. L’altezza utile del porticato è di m 3,35. L’illuminazione è costituita da lampioni del tipo stradale appesi sotto il soffitto. La parte finale del rivestimento di tufo è caratterizzata da una fila di ceramica cm 20×20 di colore blu cobalt che gira intorno alle due testate e da una cornice superiore di cotto naturale che ha la funzione di gocciolatoio. Al di sopra delle colonne, sul lato interno della piazza inferiore, sono disposte travi a U h=mm220, ancorate al solaio di copertura e smaltate di colore verde, che definiscono una sorta di trabeazione. Il faro è una presenza fisica, un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere. Le sue dimensioni sono modeste e per questo motivo deve essere interpretato come un oggetto d’affezione, un giocattolo collettivo essenziale, da utilizzare anche per i rendez-vous. La sua posizione strategica, all’incrocio tra via Sturzo e via Gramsci, fissa l’incrocio degli assi del porticato e del portale, e sarà riconoscibile dalla collina di S. Antonio. La sua forma architettonica è caratterizzata da tre tamburi ottagonali che si compongono in altezza, rastremandosi ogni volta di cm 20. La base al P.T. misura cm 240, quella media cm 200, quella alta cm 160. La parte alta del faro è realizzata con una lanterna in ferro e vetro, di forma ottagonale, chiusa da una cuspide dotata di banderuola girevole in rame TECU. La struttura portante è in setti di c.a. rivestiti all’esterno con mattoni pieni. Sui lati dei tamburi sono sezionate le feritoie di cm 40×20; tali feritoie sono protette da rete parapasseri; l’interno del faro e dipinto di colore bianco. Sul fronte est del faro, quello rivolto verso l’interno della piazza inferiore, sull’ultimo tamburo ottagonale è stato posizionato un orologio. Al piano terra è stato ricavato un locale tecnico dove si trova il centralino di comando per la manutenzione dell’illuminazione interna, esterna e della fontana. Ogni tamburo termina con una fila di ceramica blu cobalt; la rastremazione dei tamburi è coperta da scossalina in rame TECU con gocciolatoio. La luce del faro costituirà quel riferimento visivo o meglio quel calore umano che oggi manca all’area residenziale. Il portale di ingresso si trova a sud, su via Gramsci. Il portale è una quinta, un fondale, una scena, un podio. La sua forma è analoga a quella del porticato lungo ma priva di copertura. Il portale scoperto è aperto su tre lati: via Gramsci, la piazza, il faro. Il portale è rivestito con gli stessi materiali del porticato coperto: tufo grigio squadrato, ceramica blu cobalt, cotto naturale, Trani chiaro. Il fronte principale del portale di ingresso ha una forma rettangolare caratterizzata dall’epigrafe dedicatoria e dalla fontana.L’epigrafe, in Trani chiaro massello, è dedicata a MATTHAEUS GUIDO SPERANDEUS EPISCOPUS, Vescovo di Calvi e Teano dal 1954 al 1984. La fontana nella parte basamentale è costituita da una vasca rettangolare di cm 180 x cm 150 x cm 60 di altezza e da un triangolo isoscele appeso come un quadro al muro di tufo grigio dal quale sgorga l’acqua. L’acqua ha un flusso continuo solo diurno, regolato da un timer con fotocellula posto nel locale tecnico del faro. La struttura è in c.a. con rivestimento in lastre di pietra di Trani chiaro. La vasca di raccolta dell’acqua e il triangolo che porta la circolazione continua dell’acqua hanno un fondale rivestito con lamiera di rame 10/10 tipo “TECU”. Il lato su via Gramsci si presenta come il pezzo di una vecchia cinta muraria, rialzato di cm 30 rispetto al livello della piazza, è dotato di tre aperture e contrafforti anch’essi rivestiti di rame. Le piattabande delle porte sono in c.a. con profilati esterni di ferro a U, uguali a quelli usati per la trabeazione delle colonne. Il lato nord si collega alla piazza con una gradinata di due alzate di cm 15; quattro colonne tronche, anch’esse ad interasse di m 3 e diametro cm 40, evocano nell’immaginazione collettiva un tempo passato ormai perduto, un volume e una vita che ora non c’è più. Il fronte secondario o retro del portale, ha lo stesso frontone in pietra di Trani del porticato coperto; esso si ricongiunge al Faro con un passaggio nel muro di testata. Questo portale di ingresso o di uscita è un elemento con una vocazione teatrale, adatto allo spettacolo e alla rappresentazione artistica in generale. In questo spazio si possono allestire scene teatrali, palchi per concerti, schermi per proiezioni cinematografiche all’aperto, conferenze e dibattiti. La piazza definisce un nuovo spazio urbano; la presenza del porticato coperto, del portale, della fontana, ma principalmente la consistenza fisica, visiva, diurna e notturna, col tempo sempre più affettiva del faro costituiscono un nuovo territorio architettonico da esplorare e consumare. Il progetto, con la ripartizione dell’area in vari livelli praticabili, ha valorizzato anche il rapporto con le preesistenze residenziali edificate ai margini del perimetro. Ma la novità spaziale più accattivante è rappresentata dalla congiunzione “a teatro” tra il livello superiore e quello inferiore della piazza. Nasce così una gradinata, un teatro nuovo, all’aperto; anche questo è un modo di riappropriarsi della nostra più antica tradizione culturale, per troppi anni rimasta in letargo e irretita nelle grinfie della lungaggini burocratiche. La piazza bassa è pavimentata con listelli di cotto rosso a spina; la gradinata del teatro e la piazza alta con lastre grezze di pietra bianca. Una parte della piazza superiore è sistemata a verde con prato e alberi di olmo che sarebbe bello vedere già grandi. La recinzione di separazione con i lotti di edilizia residenziale unifamiliare ha lo stesso disegno di quella del porticato, smaltata di colore verde. Sul lato del bar sono state disposte le panchine bianche, i lampioni  dell’illuminazione, i cestini portarifiuti e una fila di lecci. Sembra quasi opportuno ricordare che un’area destinata a piazza, in una zona completamente priva di verde e di spazi per le relazioni sociali, non deve essere pensata come parcheggio di autovetture, anche se tali necessità sembrano gli unici argomenti che i residenti hanno manifestato.